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I magistrati DI Patria e Savino alla Notte del Liceo Classico

Nella foto i magistrati Di Patria e Savino con il preside Giombi

Si è svolta presso l’istituto di istruzione superiore “Raffaello” di Urbino l’edizione annuale della “Notte del liceo classico”. Si tratta di un’iniziativa nazionale (giunta ormai alla sesta edizione) cui aderiscono numerosi altri licei classici italiani e che ha lo scopo di richiamare l’attenzione sul ruolo attuale di alta formazione culturale a 360 gradi che può ancora svolgere il liceo classico: il più antico liceo nella storia della scuola italiana.

Al Raffaello di Urbino (ove il liceo classico opera sin dal 1865, il primo dunque ad essere istituito nella Provincia) la serata è iniziata con la consegna di un riconoscimento alla scuola da parte dell’assessore comunale Massimo Guidi per il contributo dato dalla scuola in occasione delle giornate di “Urbino città Unesco”. Quindi il preside Samuele Giombi ha introdotto sul tema “Perché leggere i classici: la lezione di Italo Calvino”. Ha fatto seguito un appassionante dibattito con gli interventi dei magistrati del locale tribunale Massimo Di Patria e Vito Savino. I magistrati si sono confrontati sulle figure di Antigone di Edipo, figure della tragedia greca antica (V secolo a.C): Antigone è l’eroina dell’antica Tebe che, pur di seguire un principio morale interiore (la legge non scritta della sua coscienza), dà sepoltura al corpo del fratello morto in battaglia in una guerra civile che aveva diviso la città, trasgredendo così l’ordine del re Creonte (la legge positiva scritta) che ne proibiva la sepoltura; Edipo è l’uomo il quale, spinto da una forza superiore in seguito ad una sorta di maledizione divina che gravava sulla sua stirpe, inconsapevolmente compie la profezia dell’oracolo e uccide il padre unendosi incestuosamente con la madre senza conoscerne l’identità. Nell’aula magna del Raffaello si è finto di istruire un vero e processo, secondo il quadro giuridico odierno, a carico di Antigone  e di Edipo, ponendo domande cruciali: che rapporto vi è fra giustizia e legge, o fra legge positiva e legge naturale? La legge è sempre giusta? Può essere possibile violare la legge nel nome di una presunta giustizia? Ed ancora: che relazione intercorre fra punibilità di un atto e consapevolezza da parte di chi lo compie? Si può essere puniti in quanto responsabili anche se non si è consapevoli di un illecito? E’ difficile non pensare a quanti siano attuali queste domande, alla luce di dibattiti culturali e politici ne nostro Paese proprio in questi giorni. Infine, nella seconda parte della serata, si sono avvicendate letture, recitals, proposte culturali curate direttamente dagli studenti: le parole latine vive nell’uso di oggi (classe 2D); il Greco e la cultura scientifica oggi (classe IA); il conflitto genitori – figli nel mondo antico e oggi (classe II A).